© 2011-2016 Elio Della Torre

CRITICA

Davvero interessanti le opere pittoriche che Elio Della Torre propone da tempo attraverso i canali di importanti concorsi, collettive, rassegne d'arte. Inutile lambiccarsi per dare un'esatta connotazione all'insieme, problematico l'assegnargli un titolo univoco ed accessibile: l'Artista infatti chiude il suo circolo solo dopo aver attraversato l'Ellesponto delle sue introspezioni e del proprio spazio onirico. Ne conseguono accenni ed accenti di silente plasticità emozionale, quesiti per l'intelligenza e la sensibilità del fruitore. Par che voglia dimostrare, l'Artista, come un muro a secco, una incrostazione di nitrati e di muffe, un fossile di organico pietrificato, meritino, più "dell'essere attuale", una rivisitazione, un meditato percorso a ritroso, molte domande e poche risposte. Pitture dunque di notevole spessore; vi si individua un "excursus" che ha impegnato le percezioni latenti e recondite di Della Torre pago solo di poter ad altri trasmettere anche dell'Artista la pochezza innanzi all'immenso; irraggiungibile possesso d'un sortilegio che non capovolga mai la clessidra dell'agognata pienezza.
Enrico Cazzaniga
Differenti possono essere gli strumenti attraverso i quali un artista accede alla dimensione del Mito. Per Della Torre gli strumenti sono due e apparentemente antitetici: la rievocazione e l'invenzione. Una mostra di Della Torre si rivela come un viaggio in un passato immaginario, un passato rievocato dalla memoria e al tempo stesso reinventato dalla fantasia. Ma trattandosi in definitiva di un viaggio che utilizza come veicolo il Mito, credo che sarebbe più corretto definirlo un viaggio alla ricerca del Tempo, quello assoluto, con la T maiuscola, che sfugge alla scansione degli orologi al quarzo o delle meridiane, e che invece si configura come dimensione assoluta, eterna, immutabile dello Spirito.
Virgilio Patarini
V'è qualcosa che coinvolge anche emotivamente nell'opera pittorica di Della Torre. E la riprova, il riscontro lo dà l'amatore che innanzi ai suoi dipinti non si limita ad un frettoloso sguardo ma tende ad essi, si sofferma, per coglierne l'accattivante chiave di lettura. E tra le tematiche care all'artista ritrova quelle delle "mura" , di ville, bastioni, vissute e segnate da figure, simboli, segnali. Si può ben affermare che questi richiami che accennano a stendardi medioevali, a vecchie carte geografiche, a cavalli in ludico circolo, ad animali simbolo di saggezza, siano, nel palinsesto dell'opera, nell'uso di sabbie, terre e pigmenti, nella stesura dei medesimi su tavola o tela, qualcosa che dà effetti non di maniera ma bensì filtrati, elaborati e felicemente conclusi dal pittore. Effetti tecnico-coloristici sorprendenti sia per la sensazione di "levitante concretezza dell'opera" , sia per l'amalgama compositiva, sia per le valenze propedeutiche - culturali ad esse referenti.
Enrico Cazzaniga
Negli ultimi anni Elio Della Torre ha dimostrato non solo di aver raggiunto maturità e sicurezza di mezzi espressivi, ma anche di avere acquisito una conoscenza profonda, viscerale ed intellettuale allo stesso tempo, delle leggi che regolano il gioco dell'arte. Una conoscenza così profonda ed articolata da renderlo in grado di penetrare più e più volte, e ripercorrere, in dipinti diversi, il medesimo universo, in un processo creativo che è invenzione nel senso latino della parola: inventio, ovvero, al tempo stesso, invenzione e scoperta. Una conoscenza così profonda ed articolata da permettergli di giocare a nascondino con il pubblico dei fruitori, mostrando e nascondendo col medesimo gesto, con lo stesso segno, il segreto di quello che racconta con la sua arte. Delineando con le sue opere enigmi misteriosi e affascinanti che dicono e non dicono, che spiazzano e rassicurano, che contengono nella loro partitura crittogrammi e chiavi di lettura.
Virgilio Patarini
La composizione delle opere di Elio Della Torre si fonda su alcuni fecondi paradossi. Si tratta di apparenti contraddizioni che sono in realtà il risultato di un sapiente gioco di pesi e contrappesi. Nella stesura del colore l'artista procede lentamente, tra sovrapposizioni ed abrasioni, componendo una struttura complessa e stratificata, ricca di sfumature e di trasparenze. La sua mano crea e distrugge, pazientemente, strappando brandelli di materia pittorica, ma ogni nuova costruzione non distrugge del tutto la precedente. Così che l'opera appare come un essere mutevole, instabile, cangiante: in balia del Tempo. Colore, gesto e materia si rapportano vicendevolmente secondo modalità analoghe, ma sempre sottilmente diverse.
Virgilio Patarini

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